Corrado racconta 8 anni di Controcorrente
Dal Dicembre 2000 ho iniziato a lavorare per l’Editoriale Eco, ero contento per il posto di lavoro, gioia amplificata quando un collega, Luciano, sapendo che avevo allietato qualche serata con la chitarra a cena con amici, mi disse che esisteva un gruppo di giovani che suonavano insieme, per partecipare alla festa organizzata dalla Pro-Loco di Trignano, ed avevano bisogno di un chitarrista. Chiaramente la prima impressione, è stato timore ed indecisione, poi, la voglia che mi ha sempre accompagnato di essere parte attiva della musica, fece si di accettare l’invito e provare a convivere con questa nuova esperienza.
Il luogo delle prove apparve subito angusto, situato limitrofo all’imbocco della galleria di sinistra del Traforo del Gran Sasso, un territorio dove fino a qualche tempo prima erano situate le baracche dei lavoratori della Cogefar. La temperatura all’interno della struttura era fredda, nonostante fosse il mese di Aprile. La cosa che mi ha più colpito all’impatto era la nuvola di fumo procurata dalle sigarette, ed il numero notevole di bottiglie di birra buttate a destra e a manca, in maniera disordinata ma, per me, che fumo e non disdegno un buon bicchiere, era il benvenuto in un luogo congeniale. Bruno, Mario, Danilo, Gianni, Luigi e Francesco erano già lì intenti ad accordare gli strumenti e preparare la scaletta delle canzoni, ci conoscemmo in fretta, così è iniziata la mia storia dentro “I Controcorrente”, tra le note di “Impressioni di settembre” e la mitica “Amico di ieri”.
Per una persona cresciuta con la costante musicale, dopo aver fatto disparate esperienze nel campo, quella di continuare a partecipare è l’auspicio più grande. Se oltre questo, ci si aggiunge la continua voglia di migliorarsi e misurarsi con questo mondo, gli stimoli certo non sono mancati per iniziare nuove storie ed esperienze con gente nuova.
Ero sul posto di lavoro quando arriva la telefonata di Danilo,-“il manifesto deve andare in stampa ma non sappiamo cosa scrivere come intestazione”-. Mi informai con il settore litografico e chiesi quanto tempo avessi per decidere un nome per la band,-“poco tempo, quasi niente”-, questa fu la risposta. Vuoi modestamente il genio congenito, vuoi la fantasia, o la fortuna del momento, che feci scrivere in fotocomposizione e dare alla stampa il nome
“I CONTROCORRENTE”. Quello fu l’inizio non solo della band, ma la conferma nel tempo che mai intuizione sia stata così azzeccata….ma questo lo racconteremo dopo.
Andammo a Trignano nel mese di agosto, la preparazione del service era in mano a Bruno Tatulli con la sua azienda “Eventi Sonori”, sul palco già si intravedeva uno scenario da……..professionisti, con casse e microfoni a fare da corollario, per un concerto che sapeva di emozione in quanto prima volta, e di competizione per quello che non sapevamo essere il nostro futuro.
L’aneddoto più simpatico per quella serata è che durante il concerto si alzò un vento persistente, il che significa che sul palco, sui leggii, i fogli delle canzoni andavano per conto proprio mettendo in difficoltà tutti i musicisti. Immaginate la preparazione meticolosa del concerto, con una cronologia di canzoni, e i fogli dattiloscritti in fila per essere consultati, e poi, all’improvviso
il vento…come la canzone dei Dik Dik andata per la maggiore negli anni ’60. Uscimmo esausti ma felici di avere portato a termine il concerto, e tacitamente, sapevamo che quella serata significava per noi la possibilità di continuare a stare insieme per amore della musica, per la simpatia che nacque tra noi, e la voglia di ripetersi in presenza di un pubblico attento alle performance che offrivamo.
Nel Settembre 2000, finalmente l’ufficialità del progetto. “I Controcorrente” erano una realtà, con un idea musicale scelta a tavolino ( anni ’70 ), e la consapevolezza di lavorare nel periodo invernale per poi portare il nostro prodotto nelle piazze e nelle feste del nostro territorio.
Il primo problema fu individuare il luogo dove fare le prove, necessitava di un ambiente il più possibile insonorizzato, lontano dai centri abitati, ma soprattutto capace di ospitare gli strumenti, le casse, i microfoni, aste e tutto il materiale per avere un audio sufficiente. Per gentile concessione, Renato Di Gialleonardo, proprietario di un bar attrezzato nella via principale che porta a San Gabriele, ci dette la possibilità di usufruire di uno spazio di sua proprietà che corrispondeva esattamente alle nostre esigenze. La stanza chiaramente era completamente sottosopra, con muri senza intonaco ed immondizia dappertutto, ma noi sapevamo che poteva diventare il nostro punto di ritrovo musicale e non. Così con qualche investimento e molto lavoro, venne fuori la prima sala prove dei Controcorrente. Il matrimonio con la musica anni ’70 fu immediato e piacevole, dalle canzoni sopra citate andammo verso “Anima mia” dei Cugini di Campagna, a “Cuore matto” di Little Tony, un mix di Lucio Battisti che non poteva mancare come quello dei Pooh, e poi Celentano, Equipe 84, e gli immancabili Nomadi con “Io Vagabondo”, “Un giorno insieme” ed “Un pugno di sabbia”. Ci divertivamo perché questa è la musica, aggregazione, condivisione, emozionarsi per la riuscita di un “pezzo” anche con fatica, e poi il classico bicchiere di birra a fine prove. Questo era per noi il modo migliore di investire il nostro tempo, avere la consapevolezza di fare qualcosa di buono e nello stesso tempo di non cadere nella noia dei nostri tempi, nella futilità di impiego degli spazi liberi, insomma, capire che avevamo in mano l’opportunità di impiegare il nostro tempo in maniera piacevole. Nonostante le mogli che aspettavano il rientro in tempi giusti, ed il risveglio spesso traumatico perché le ore di sonno erano andate via sulle onde dell’ entusiasmo e sulle note delle canzoni che proponevamo.
Ma chi erano inizialmente “I Controcorrente”?!!
Bruno Tatulli: pelato, brontolone, ma capace del suo mestiere. Infatti, per i primi due anni è stato il padre della scenografia, nonché degli impianti audio con cui si facevano concerti. La sua attività di “service” e la professionalità, hanno fatto sì che dovunque siamo stati a suonare la qualità degli impianti ha sempre fatto la differenza. Istrione sul palco, voce adatta al nostro repertorio, con una capacità di alzare l’audience anche nei momenti di difficoltà. Va anche detto che, spesso, dimenticava i testi delle canzoni, quindi subentrava la voce di Danilo per continuare e completare la canzone, ma anche questo fa parte dello spettacolo.
Mario Di Sabatino: semi pelato e brontolone anche lui (sarà l’aria di Fano a Corno a produrre soggetti di questo tipo). La chitarra elettrica è la sua seconda moglie, ma la moglie, quella vera, è gelosa dello strumento. Quindi capite voi come stanno messi! Cresce con il pop-rock inglese, non disdegnando assolutamente il soul degli anni ’60 e ’70, per poi far sentire le corde della sua chitarra sulle note dei Pink Floyd, Who 2, Benson e via dicendo. Con i Controcorrente ha sposato la musica leggera e pop di quegli anni, riconoscendo la bellezza delle scale armoniche di quel contesto. All’interno della band sicuramente elemento di prestigio ed anche elemento di contrasto per le filosofie di vita che ci hanno portato spesso a confrontarci su argomenti al di fuori della musica.
Gianni De Felice: conoscitore di quasi tutte le canzoni di quegli anni, chitarrista a tempo perso, ma batterista con esperienza ventennale. Inizia con il liscio per “mestiere” e seguita a maturare l’amore per la musica italiana e dei cantautori. Personaggio musicalmente entusiasta, ci ha accompagnato per due anni di attività per poi dividere le strade con i Controcorrente scegliendo la divisione dal gruppo per motivi del tutto personali. L’aneddoto che torna frequente quando ricordiamo con affetto Gianni, sono le sue pause durante i concerti per motivi fisiologici. Accade anche questo, ma un musicista del suo calibro poteva anche permettersi di abbandonare la batteria per……motivi personali.
Luigi Librone: fisarmonicista in età adolescente, inizia prematuramente ad avere esperienze nel campo musicale con vari gruppi della nostra zona. Attento conoscitore della musica in generis, trova dentro il gruppo una collocazione importante da tastierista, coltivando spesso, arrangiamenti originali e di sostegno alle canzoni. Soprannominato “Standard”, rappresenta la certezza e la continuità. Ma quello che lo contraddistingue è l’humor inglese innato che ci ha portato a ridere simpaticamente per le sue gag’s improvvisate e mai scontate. Pilastro fondamentale per ……..non avere mai creato casini nella band: questo è un grande merito. Di Luigi l’aneddoto più eclatante (dopo tutte le occasioni per essere saggio) è stato durante un concerto nel Pub di Ornano nel marzo 2007, durante il mix di Battisti sbagliando una nota finale e perseverando nell’errore, è stato messo come suoneria nei cellulari dei colleghi musicisti con relative risate socievolmente benevole.
Danilo Clamoroso: detto il “Divino”, non per Di-Vino dal momento che è completamente astemio, ma per le capacità musicali dimostrate negli anni di convivenza insieme. Anche lui in età prematura inizia con la fisarmonica portandolo ad una conoscenza della tastiera ottima, ottimo arrangiatore ha guidato la band consigliando sistematicamente la via migliore per una buona interpretazione. Nonché una delle voci attive della band. Cresciuto con il pianobar insieme all’amico Bruno, ha la capacità di gestire un patrimonio musicale vastissimo, con i Controcorrente trova finalmente la collocazione giusta per dare il meglio di se stesso e trasmettere agli altri le possibilità di interpretazione migliori rispetto alla normalità. Alla fine lo scopriremo come musicista-autore nelle canzoni originali proposte all’interno del gruppo.
Francesco Di Pasquale: neanche a dirlo viene anche lui dalla fisarmonica.
Ora come la pelata di Fano a Corno, potremmo dire che nella frazione di Trignano sono tutti fisarmonicisti. Si, ma nella veste di Francesco passare ad uno strumento come il basso elettrico non è stato facile…..la patria ha bisogno di sacrifici. Sicuramente il “bello” del gruppo, gli va riconosciuta la disponibilità a 360 gradi, disponibilità e partecipazione. Non si contano le volte che abbiamo portato tutta l’amplificazione nel suo garage per fare le prove, in situazioni di emergenza, considerando anche la disponibilità della moglie Monica e delle orecchie dei suoi genitori. Adoperandosi in lungo ed in largo ogni volta che c’era una emergenza e sempre portata a buon fine, segno di concretezza e capacità. Anche per lui c’è l’aneddoto: in un concerto ad Isola del Gran Sasso, lui, vestito con pantalone nero e camicia bianca sopra il piedistallo predisposto dal service, viene presentato come figura statuaria nel senso del…..piedistallo, ma lui aveva interpretato la cosa come figura immobile e quindi passiva, nonostante questo, fu presentato da Corrado come Di Francesco Pasquale suscitando la sua giusta ira.
Corrado Melozzi: inizia da giovanissimo ad avere contatti con il pubblico, grazie alle attività teatrali e musicali. Inizia con”Quartiere Nuovo” a Pescara, seguitando a Teramo con il Teatro Popolare, e di nuovo a Pescara con “Sotto il Cappello dello Zio Tom” dove si cimenta con il mandolino. Il più “anziano” del gruppo funge da collante per ogni qualvolta nascono incomprensioni o malumori, ma lui stesso, non è esente da cambiamenti climatici mentali quindi uno scontro-incontro all’interno. Chitarra acustica suonata da decenni, conoscitore di tutte le canzoni degli anni ’60 e ’70, esattamente la direzione dei Controcorrente, trova prestigio anche come cantante nonostante la voce rauca che si trascina da sempre. Il bagaglio di esperienze acquisite lo porta negli ultimi tempi a cimentarsi nella scrittura dei testi delle canzoni che in seguito citeremo….il rammarico è riprendere quel benedetto mandolino e dare maggiore supporto alla band.
Storia di un pellegrinaggio
Per poter fare musica occorre necessariamente un luogo che permetta l’uso di amplificatori e strumenti che suonino a volumi medio-alti. Il nostro inizio è stato, come già detto, in località Casale San Nicola, sotto il traforo del Gran Sasso. In quel luogo la musica si è dispersa con facilità data la lontananza dai centri abitati, gli amplificatori erano “a palla” e l’entusiasmo già colorava le nostre serate in quel luogo poco illuminato e freddo: per iniziare era il massimo! La band formata da sette persone, aveva bisogno di un luogo più spazioso e prestante, quindi il passaggio a Cesa di Francia nella struttura di Renato Di Gialleonardo, un casermone a due piani abbastanza distante dalle case, ben isolato. Dopo una ventina di giorni passati ad abilitare la struttura finalmente amplificatori accesi e via con le note di “Il tempo di morire”, e poi la bellissima “nessun dolore” e via dicendo in un turbinio di note ed entusiasmi. Ma ahimè, dopo meno di un anno la struttura doveva essere riconsegnata. Dopo tutta quella pulizia, impianto elettrico e soprattutto l’insonorizzazione della stanza fatta con fogli di polistirolo e cartoni delle uova, più moquette sul pavimento. Buttati sulla strada e senza una copertura sulla testa siamo stati costretti ad uno stop non previsto. Qui i Controcorrente hanno la prima sbandata, quella circostanza aveva messo in discussione tutta la band, con rivendicazioni l’uno contro l’altro, quindi…..il caos.
Ma la voglia di suonare e di stare insieme ha fatto si che sempre per eventi di circostanza, ci siamo ritrovati a fare un po’ di musica a Villa Rossi, in una taverna stretta ma carina. Sopperendo al buco di circa quattro mesi i Controcorrente avevano ancora attaccato gli strumenti nello stesso mixer e giù con un ritrovato entusiasmo con le mixate sui latino-americani, “Sognando la California” ,”La Balalaika” di Enrico Ruggeri e cosi via. Abbiamo preparato la stagione con il supporto delle pizzette di Martina e ottimo vino, abbiamo conosciuto Sonia e Samantha, abbiamo acquisito un affiatamento musicale eccellente, quindi, pronti per poter offrire nelle piazze e nei locali il nostro prodotto. Ma la taverna tanto amica per averci dato la possibilità di stare insieme, era destinata ad essere lasciata, semplicemente per restituirla al legittimo proprietario. Ancora sulla strada, ma questa volta con la voglia di risolvere il problema in maniera definitiva. Ennesimo trasloco di tutto l’impianto verso Trignano nel garage di Francesco, unico posto disponibile dove parcheggiare gli strumenti. Lì per gentile concessione, abbiamo continuato a provare in attesa di una sistemazione. Tra l’Amministrazione comunale di Isola, alcuni privati, il prete sempre di Isola, amministrazioni separate, insomma, invano abbiamo cercato e la disperazione affiorava delicatamente nelle nostre teste. Finalmente arriva la notizia tanto attesa. La Pro-Loco di Trignano aveva a disposizione una stanza all’interno della Scuola Elementare presa in gestione in precedenza. Inutile dire che la felicità ci portò a mettere su una vera sala musicale, con chiusura ermetica della stanza, la solita insonorizzazione, moquette rossa sul pavimento, classificatore per le canzoni, pedana per la batteria, attaccapanni e…….perfino il campanello che al posto di suonare lampeggia al centro della stanza.
I Controcorrente certi di avere lavorato sodo per ottenere quella stanza simile ad una sala registrazione, erano contenti e stimolati a dare il meglio per onorare tanto peregrinare. Ma ahimè, ancora una volta le avversità erano dietro l’angolo, per cui scopriamo che la “sala prove” ha un inquilino. Parlare di doccia fredda è ridimensionare la delusione, compromettere tutto quel lavoro con la stagione dei concerti alle porte. Si torna nel garage di Francesco, si cerca un’alternativa con l’Amministrazione di Isola che ci dirotta nella scuola elementare di Fano a Corno. Ormai traslocare è una abitudine! Gli strumenti si lamentano di incomprensibili spostamenti, le chitarre scordate, la batteria con le pelli floscie, le tastiere al posto di emettere suoni particolari sembra che piangano, senza contare che le nostre tasche erano stanche di tirare fuori soldi per aggiustare questa o quella stanza. Ma nonostante lo sforzo, l’ambiente non corrispondeva assolutamente alle nostre esigenze. Un pessimo audio, lo spazio ristretto per sette persone e la mancanza di riscaldamento (non c’era porta da chiudere sostituita con una tavola di legno per isolare dal resto della scuola) fanno ancora una volta un quadro avvilente della situazione. Il pensiero vola a quella stanza a Trignano dove esiste una sala prove pronta, accogliente, in perfetto stato….niente da fare!
Finalmente una persona gentile, il prete di Fano a Corno e Cerchiara, Don Adriano, anzi cogliamo l’occasione per ringraziarlo, prese a cuore la nostra situazione concedendoci una stanza sul retro della Chiesa. Ennesima pulizia questa volta senza insonorizzare (sesto senso), in quanto ben spessa nei muri e distante dal centro abitato. Si riparte!! Facciamo la stagione 2004 in giro per le piazze consapevoli che alla fine avremmo rimesso gli strumenti in questa nuova stanza. Così è accaduto non valutando un…..inconveniente: il tetto assorbe acqua piovana quindi nella sala gocce di pioggia bagnano i microfoni, la batteria in procinto di ammuffire, strumenti elettrici a rischio, siamo alle solite!! Dopo avere esposto il nostro pellegrinaggio a chi di dovere, quantificando le nostre necessità e gli sforzi fatti, siamo tornati a Trignano nella nostra “sala prove”, bella, rossa, spaziosa ma soprattutto una nostra creazione. Anche qui cogliamo l’occasione per ringraziare Fiore Di Giacinto allora Sindaco della nostra Amministrazione, anche perché da allora abbiamo vissuto sempre nella nostra casa di profumi musicali, discussioni, ed amplificatori accesi. Il motto da quel lontano ottobre 2004 è diventato: “Bomba o non bomba, resteremo a Trignano malgrado voi!!
La Svolta
Durante queste peripezie nell’anno 2004, abbiamo avuto modo di conoscere e coinvolgere nel cosmo dei Controcorrente altre persone che vi presento.
Vincenzo Colatriani alias Brick. Venditore di fuochi di artificio e neo impresario musicale. Lo conoscemmo in una festa a Trignano, ci fu subito amicizia e simpatia grazie, soprattutto, alla sua personalità calorosa e teatrale. A lui piacque innanzitutto l’interpretazione di “impressioni di settembre”, la considerava una performance ad alto livello (modestamente lo è sempre stata), al punto da iniziare una collaborazione fattiva con noi. La zona a lui più congeniale per organizzare concerti è stata nell’Aquilano, organizzando concerti in diverse piazze, ma in particolare, siamo affezionati alla piazza di Farindola dove sono accadute due cose simpatiche. La prima meno importante, ma va ricordata, è che il Comitato Festa doveva chiudere la lotteria e dirigendosi verso di noi ci chiesero se volevamo comprare gli ultimi biglietti. Ebbene, con il numero 28, Corrado si aggiudica il primo premio, una televisione che ancora oggi campeggia nella cucina della propria casa. Ma la vera novità è stata la conoscenza di Samantha Di Camillo. Sapevamo di dover conoscere una persona che voleva prendere contatti con noi per il canto, ma certo non immaginavamo una donna molto attraente, con una loquacità fuori dal comune, e soprattutto molto vitale ed espansiva. Questa è, ed è stata per noi Samantha (rigorosamente con l’H). A Farindola ci fece questa ottima impressione scritturandola nell’immediato all’interno del gruppo, per poi cominciare da subito la collaborazione con i Controcorrente. Da premettere che lei veniva dalla zona del Pescarese e quindi un sacrificio non da poco per raggiungerci inizialmente a Villa Rossi, in seguito a Trignano. Con lei, di cui ne innalziamo le doti canore, è stato un vero divertimento, una amica che entrata nel cosmo controcorrente, ci ha divertito con una capacità di integrarsi in maniera perfetta. Anche per lei c’è un aneddoto particolare e piccante. San Pietro, giugno 2004, festa del Patrono e concerto dei Controcorrente. Prima di salire sul palco stavamo masticando qualche panino offerto dal Comitato, quindi un’aria di distensione e nello stesso tempo di emozione tipica prima di iniziare un concerto. Si dialogava simpaticamente su tutto, si scherzava e si cercava di attenuare quanto detto, fino a quando Samantha non affermò che per quella serata non portava le…mutande. Noi gran risate e battute sulla circostanza (mai verificata), ma non facemmo assolutamente caso che in sala c’erano dei ragazzini che avevano prestato l’orecchio all’affermazione della cantante. Risultato è che sotto il palco si era creato un bel gruppo di giovani….e non, aspettando tra un ballo e l’altro di scoprire le intimità di Samantha, fino al punto che uno di questi le ha letteralmente preso il piede trascinandola verso di loro. Paura in primis, poi un po’ di rabbia per le conseguenze che ne potevano scaturire, infine dopo aver assimilato il tutto e capito da dove venisse tanto “affetto”, abbiamo dato spazio alle risate portandoci dietro questa specie di barzelletta.
Nel frattempo, si facevano diversi concerti, soprattutto nel territorio isolano, raccogliendo finalmente i primi consensi. Uno degli aspetti più importanti per un concerto è il Service, praticamente tutto quello che si vede sul palco fatto di casse e microfoni, luci e scenografia, sono attribuite a chi, per mestiere svolge questa attività. Passo indietro per raccontare che dopo il secondo anno, Bruno decise di non partecipare più con i Controcorrente, la cosa anche fomentata da alcune polemiche all’interno. Quando si progetta o si sceglie una linea insieme, capita di trovare disaccordo in alcuni, in questo frangente Bruno non accettava le mediocri prestazioni del gruppo, anzi la frase ricorrente era “voglio un gruppo che pompa”. Questa diversità di opinioni ha fatto si che lasciasse la band con conseguente collaborazione con il Service di sua proprietà. Va detto che nessuno di noi aveva la pretesa di essere all’altezza di “pompare” gli strumenti in maniera perfetta, come tutte le cose ci sono degli inizi con le sue difficoltà, e vanno superate, migliorate, fino a raggiungere un ottima prestazione. Nessuno di noi è un professionista, siamo cresciuti a livello amatoriale,e va ricordato che fare concerti per noi è sempre stato hobby e divertimento, e che ognuno di noi ha sempre avuto una attività professionale e per la gran parte una famiglia. Ciò significa che il tempo da impiegare per migliorare le performance aveva un limite naturale, anzi, per quanto fatto, con i risultati odierni, ognuno di noi ha dato veramente tanto per raggiungere livelli ottimi nel campo della musica.
Riassumendo, Bruno ci aveva lasciato per motivi professionali, lasciando anche gli interessi economici riguardo al service, Samantha esce di scena nel luglio 2003 dopo un concerto a Roccafinadamo in provincia dell’Aquila, e Gianni decide di andare via per incompatibilità con il gruppo. Su Gianni De Felice vanno spese sicuramente due parole di fraterna amicizia, l’unico problema è che lui non l’ha compresa. Come sempre accade, ci sono spesso delle opinioni differenti tra persone che dialogano o tentano di costruire qualsicosa, in questo frangente Gianni aveva delle perplessità su alcune persone della band, ma soprattutto ha maturato un malessere del tutto personale nei confronti dei Controcorrente, causa il suo abbandono purtroppo con strascichi polemici e speriamo non definitivi dal momento che ha diviso con noi una esperienza significativa e primordiale nel nostro territorio.
La Trasformazione.
In otto anni della nostra carriera, siamo orgogliosi di poter dire che l’unica trasformazione della composizione della band è accaduta nel maggio 2003. In pratica eravamo preoccupati dal momento che nel mese di maggio eravamo senza la cantante, senza batterista e con la stagione concertistica alle porte. Sicuramente una situazione sgradevole che comprometteva tutto il lavoro svolto durante l’inverno, con conseguenze disastrose non solo per i contatti già presi con alcuni comitati, ma soprattutto per vedere svanire ancora una volta l’interezza e l’equilibrio tanto cercato negli anni precedenti. Ancora una volta la sorte ci ha teso una mano portandoci su un vassoio d’argento due perle di bravura che corrispondono ai nomi di Alfredo Mascitti e Angela Di Sabatino. Alfredo Mascitti classe ’83 originario di Pretara, lo conoscevamo come sassofonista, in giro per la regione a fare concerti con un gruppo teramano. Sorpresa fu quando ci allertarono dicendoci che non solo era libero da impegni con altre realtà musicali, ma che lo strumento a lui congeniale era la batteria. Subito contattato, conosciuto, e con sorpresa abbiamo scoperto un giovane di una simpatia particolare, ragazzo musicalmente bravo con esperienze importanti nel settore, praticamente un “mostro” di bravura. L’aneddoto c’è anche per lui: dopo una serata a fare prove, ci siamo ritrovati a casa di Francesco a bere birra e chiacchierare in serenità. L’argomento si spostò sull’organetto abruzzese (ddù botte), e sorpresa fu quando Alfredo disse di conoscere benissimo questo strumento. Ma come?! Sassofono, batteria, pianoforte, ora anche l’organetto?! Subito Francesco entrò in casa uscendone poco dopo nientemeno che con un ddù botte, messo in mano ad Alfredo in segno di sfida e soprattutto increduli che potesse sorprenderci con questo strumento. Fortuna volle che non scommettemmo nulla su questa cosa, dato che ci stupì per mezz’ora buona con scale e movimenti rapidi sulla tastiera dello strumento, insomma, era un genio anche lì.
Angela Di Sabatino era per noi una perfetta sconosciuta, non sapevamo di lei assolutamente nulla. Una sera Mario ci propose di conoscere Angela (la sorella), solo per chiedergli se poteva darci una mano con il canto, per permetterci di fare la stagione senza l’assenza di una voce femminile. Lei, accettando con riserva, era prodiga nel canto con la Parrocchia di Fano a Corno, ma l’esperienza più di quantità l’aveva svolta con il pianobar accompagnando il fratello Andrea per matrimoni, feste o locali predisposti. Angela ha sicuramente dato una miglioria tangibile mettendo le sue doti canore al servizio di tutte le canzoni che avevamo in repertorio. La qualità della band ne ha tratto sicuramente vantaggio senza mai chiederle una prestazione “di facciata” sul palco. Che significa; semplicemente che, appunto controcorrente, non abbiamo mai avuto l’esigenza di fare concerti per le apparenze femminili, non abbiamo mai desiderato che ci affiancasse una figura di donna per il solo pretesto di mostrare gli attributi, insomma, per concetto non riteniamo che portare una minigonna oppure, sfoggiare decolté al limite, possa fare spettacolo. Noi facciamo musica e canto, ed è solo per questo che ci prepariamo professionalmente, rispettiamo chiunque fa un abuso del folklore femminile, ma noi assolutamente no!! Angela fa parte di questo concetto ed ha goduto del rispetto di ognuno di noi. La sua voce resta indelebile dentro di noi.
Lettera di Corrado al gruppo
…….è bello che dove finiscono le mie dita,debba in qualche modo incominciare una chitarra…….
Frase di una canzone del maestro Fabrizio De Andrè. Questo serve solo per la meditazione che ognuno di noi dovrebbe fare. Passo invece al movente di questa missiva: sono sceso dal piccolo palco di San Pietro con una sensazione di benessere verso la vita e le cose che mi girano attorno.
Eppure avevo cominciato nervoso e stanco al punto di beccare il SOL al posto del La bemolle di “malafemmina”. Purtroppo questo è uno dei momenti che sono costretto a ricordare la mia età, quarantaquattro anni, che secondo me ho spremuto come un limone tutti e quarantaquattro. E’ difficile creare attorno a se stessi le circostanze che più piacciono senza fare i conti con gli altri, con la realtà. Mi permetto di osservare dalla mia turbinosa e goliardica esperienza che distruggere è di una semplicità nettamente superiore al creare, se privassimo in nostro territorio dei nostri talenti non sarebbe un peccato? Creare un’alternativa ai bar (come dice Bruno), creare un posto dove, noi fondatori, produciamo musica eseguendola e dando la possibilità non solo di ascoltarci ma anche di stimolare chiunque voglia fare uso delle nostre singole esperienze. Proprio perché non do del deficiente a nessuno di noi, faccio questo tipo di ragionamento, il proseguio di questa band dipende solo dalla nostra intelligenza e coscienza di non tradire quelle persone che ci seguono (in realtà sono una quindicina di fan’s, ma più che rispettabili) e si aspettano dalle nostre voci e strumenti, canzoni che ci riportano ad un equilibrio quotidiano perso. Cantare De Andrè non è vietato, come Albachiara di Vasco nessuno gliela propina come solo noi sappiamo fare.
Allora basta quantificare le serate, basta con la sottile differenza tra divertimento e professione. Mi appello a quanto detto prima per essere certo di trovare un ottimo equilibrio tra l’interpretazione e la professionalità.
Ci siamo trovati per caso e non accetto che per volontà si venga meno a quanto di bello abbiamo creato in un territorio difficile come il nostro, è quasi doveroso andare avanti senza maschere, destra e sinistra, inter o juventus, isolani e frazionali, bravi e meno bravi…….ma Basta!!!!
Certo di farvi cosa lieta, spedisco questa missiva a tutti e ci sentiamo a cesa di francia per migliorarci e divertirci insieme come ancora non riusciamo a fare.
(lettera integrale datata dicembre 2004)
Il Successo
Una volta stabilita la band, in maniera definitiva, abbiamo cominciato finalmente a raccogliere quei consensi che in passato, in gran parte ci erano mancati. Finalmente si era un gruppo definito con dei ruoli specifici, nelle piazze abbiamo cantato e suonato con capacità, forti anche della certezza di essere preparati a dare il meglio. Ma a questo punto va fatta una riflessione, quasi una confessione, sul modo e sui tempi di gestire una band fatta di sette elementi. Abbiamo puntato sul gruppo, sul modo di stare insieme, abbiamo dato la precedenza al personale e non agli interessi economici o di presenza. Siamo sempre stati d’accordo tutti nel pensare di stare bene noi stessi, questo avrebbe permesso di trarne vantaggi ogni volta che in pubblico dovevamo rappresentare il nostro prodotto. Non è un’illusione, ci siamo riusciti magnificamente, tra grandi esperienze assieme, dividere le serate post-prove, avere una amicizia al punto di essere contemporaneamente colleghi, amici e confidenti, abbiamo pianto assieme come gioito, a soldoni siamo stati bravi nel capire che convivere per un progetto è possibile, soprattutto quando hai raggiunto gli obiettivi prefissi e dividerne le gioie, questi sono stati i Controcorrente. Mentre altri gruppi, sistematicamente, cambiavano gli elementi o le cantanti per migliorarsi e per vendere il proprio prodotto al meglio, non avendo mai continuità a discapito delle prestazioni musicali, e della freddezza con cui si affronta il pubblico.
Bisogna ammettere che come filosofia di gruppo non è niente male, lo stimolo per dare il meglio viene anche dai rapporti che si instaurano, viene dalla profonda acquisizione dei ruoli e rispettarli nell’essenza. Basta pensare alla precarietà che vivono le associazioni, i team sportivi, qualsiasi esperienza fatta di persone, per capire che convivere….non è facile!!
Leandro Tonino Mirandi
Era una serata di concerto a Trignano, era una serata che avrebbe dato una svolta ai Controcorrente. Sulle note di “Amico di Ieri” abbiamo osservato un personaggio attento che applaudiva alla performance delle Orme, era lui, …….Tonino, che a fine concerto volle conoscerci. Ma perché!?
Iniziamo col dire che Leandro Tonino Mirandi è un artista, creando su tele a quant’altro le sue opere pittoriche. Artista di esperienza e riconosciuto dalla critica nazionale, amante della musica “rock progressive”, e soprattutto aperto alle esperienze che confermano la realtà culturale e musicale degli anni ’70. Nella sua carriera ha dipinto tanto e bene, ma una “performance” particolare è stata quando ha coniugato musica ed arte: che binomio!!
In pratica, ha conosciuto il gruppo storico delle Orme, collaborando con loro non solo nelle mostre o nei concerti, ma con un vero e proprio stimolo di abbinare le note di una canzone ai colori che può esprimere un pennello intuitivo. La loro collaborazione ha portato Tonino ad organizzare mostre di pittura con la presenza attiva del gruppo storico delle Orme. Con grande affetto abbiamo continuato nel tempo ad avere collaborazione negli anni a seguire fino ad oggi. Tonino lo dobbiamo ringraziare per la sua presenza, ha creato il video del concerto di Isola del Gran Sasso del 2007 in Piazza Contea di Pagliare, personalizzando la copertina del video. Ci ha citati nel suo libro “Ad Personam” , un testo dove ripropone i suoi quadri con l’immagine dei più grandi gruppi rock degli anni ’60 e ’70. Sfogliando le pagine si avverte tramite il colore, la presenza virtuale delle canzoni di questi grandi cantanti avvertendone la presenza ed il ricordo. Inseriti anche nel calendario del 2008 realizzato sempre da Tonino, in seguito abbiamo partecipato alla mostra “arte nel Gran Sasso” insieme a pittori e scultori, poeti ed artigiani del nostro Comune, e tanto altro ancora, quindi definitivamente un amico ed un personaggio che sicuramente non perderemo nel corso degli anni futuri.
Nel frattempo I Controcorrente continuano l’ascesa nel campo musicale, si fanno prove anche due volte alla settimana concludendo sistematicamente davanti ad uno spiedino od una pizza, bicchiere di vino, tante sigarette, ma la serenità che ci accompagnava ci permetteva di dialogare costruttivamente per crescere ancora, per definire gli impegni, per organizzare al meglio le nostre performance musicali. Si stava bene insieme!! Spesso ci confrontavamo su argomenti di attualità esprimendo ognuno il proprio parere, certamente discordante, permettendoci di crescere anche sulle ideologie, a volte entrando nel personale di ognuno di noi se qualcuno in quel momento avesse qualche problema esistenziale. Non sto descrivendo una situazione idilliaca gratuitamente, sto cercando di spiegare quanto è stato importante per ognuno di noi stare insieme, ed insieme costruirci una fetta di futuro da dedicare a noi ed alle persone che ci stavano vicino.
La Germania esperienza forte
Poi come sempre accade a “chi crede nelle favole” abbiamo avuto anche noi l’occasione che aspettavamo: tenere un concerto all’estero!! Nel Settembre 2006 un altro grande amico compare nella nostra vita per proporci qualcosa di entusiasmante. Leonardo Scatena, originario di San Pietro, emigrante, vive a Rheinfelden dove ha famiglia e lavora con il Comune. Figlio di artigiani del legno, ha continuato ad avere la passione del padre costruendo una infinità di gioielli legnosi. Ma la sua grande sensibilità e capacità lo ha portato a scrivere un libro per ragazzi, una favola originale e bella da sfogliare una lettura di facile comprensione ed insegnamento. Un libro per bambini, ma come accade spesso, coinvolgente anche per un pubblico adulto. E’ stato premiato in Germania in un concorso pubblico e noi concittadini abbiamo sentito il piacevole dovere di pubblicizzare tale avvenimento in forma solenne. Messa in moto la macchina organizzativa si è fissato la presentazione del libro (a proposito si intitola “Il Fantastico Mondo dei Numeri” stampato in tedesco ed in italiano), in data 26 novembre 2006 ad Eichsel nel Baden. Il titolo della manifestazione era “Festival Italo-Tedesco: cultura tradizioni e gastronomia”, dove l’invito è stato rivolto ai tedeschi ed a noi italiani organizzando un pullman che ci ha portato in Germania per quattro giorni. Esperienza magnifica! Ma cosa c’entrano I Controcorrente?? Siamo stati invitati a tenere un concerto in occasione della manifestazione, quindi la possibilità di portare in terra straniera la musica degli anni ’70 interpretata da noi. Emozionante, coinvolgente, un’esperienza forte vissuta con razionalità dal momento che l’impegno comportava professionalità e competenza. E’ stata una serata magnifica con l’ultima parte del concerto accompagnata dai canti e dai balli dei presenti, coinvolti spontaneamente a vibrare sotto le note di canzoni italiane. E’ stato per noi un successo!!
Quando pensi di avere avuto soddisfazione per una circostanza, ritieni di avere concluso con l’emozione vissuta ed invece no, perché siamo tornati due anni dopo per la seconda edizione del Festival, e torneremo ad ottobre 2010 per la terza edizione, questa volta con qualche cambiamento che in seguito spiegherò.
La Goliardata
Come da copione, come giustamente accade a chi convive periodicamente, una fase calante esiste ed è prevedibile. Anche ai Controcorrente è accaduta una circostanza del genere senza mollare, ma con un po’ di stanchezza addosso, evidente che il rinnovarsi e mettersi in discussione è una regola di vita di cui anche noi siamo state vittime innocenti. Che fare? Hanno provveduto Danilo e Francesco a dare uno schiaffo alla situazione con una fenomenale idea che ora vi racconto.
Periodo invernale, prove musicali che si trascinavano con fatica, umori bassi con pochi sorrisi, quando arriva una novità: l’invito da parte di un personaggio, a noi sconosciuto che voleva incontrarci per stabilire alcune date per concerti durante l’estate. Danilo e Francesco sono stati contattati da questa persona col nome di Giovanni, che per poter dialogare con noi ci porge un invito a cena con tutta la band. Stabilito il giorno (non ricordo, ma penso sia stato il mese di novembre) e l’ora, il posto era un agriturismo affittato dal signor Giovanni proprio per l’occasione. Prima dell’avvenimento c’era curiosità alimentata sia da Danilo che da Francesco che trasmisero un entusiasmo particolare che ci coinvolse tutti. Quella sera mancarono Angela (poi capirete perché) e Mario che non potette partecipare per motivi personali. All’ora stabilita ci presentammo alla porta suonando il campanello…..facile immaginare in quella circostanza la curiosità che accompagnava il gruppo…..curiosità premonitrice dal momento che ci aprì una “gnocca” di una quarantina d’anni, subito ospitale e gentile, abbigliamento oserei dire osè, che ci esortò ad entrare dal momento che non avevamo compreso se il campanello suonato era quello giusto. Lei si presentò come Susy, moglie di Giovanni, che tardava nell’arrivare, preso da impegni in altra parte. Cominciammo a darci delle occhiate maliziose ed incredule, quasi a non capire se era una situazione normale o capitati in un labirinto di incertezze. Rimane il fatto che la realtà indicava di essere nella stessa casa con una donna stupenda che non disdegnava affatto di essere l’unica donna in quella circostanza, iniziò in questo modo una serie di eventi che scossero di molto l’andamento della serata.
Intanto Giovanni continuava a tardare quindi non sapevamo come intrattenere la serata prima della cena, la prima vittima sacrificale è stato Alfredo. Susy chiese al giovane batterista se la accompagnasse a prendere un po’ di legna in garage, niente di anormale se non fosse che risalendo Alfredo era letteralmente su di giri raccontandoci che la padrona di casa gli avrebbe messo le mani addosso in maniera sensuale. Puoi credere o non credere, rimane il fatto che la tranquillità di Susy al rientro non destò scalpore, addirittura facendo passare Alfredo come un millantatore. Era solo l’inizio!
Quando decidemmo comunque di cenare senza aspettare Giovanni che continuava a tardare giustificando l’assenza una volta per un motivo, dopo mezz’ora il motivo era un altro, la situazione era già “bollente”. Susy riusciva a tenere a bada tutti con le sue attenzioni, era come dire….disponibile anche al contatto fisico inteso come carezza o abbraccio, oppure molto esperta nel trovarsi da sola con ognuno di noi. Per quanto eravamo caricati dalla situazione accadevano cose comiche come il camino in fiamme, il risotto fatto da Corrado con i consigli della cuoca, bicchieri che si rovesciavano, insomma uno scenario brioso e più in la troppo…..brioso. Di Giovanni nemmeno l’ombra! Ma anche noi avevamo già dimenticato lui con i concerti, la professionalità, l’interesse si era spostato su quella cena tanto curiosa, quanto inaspettata. Fummo coinvolti senza aspettarcelo ad ammirare questa donna di una gentilezza fuori dal comune, ma soprattutto la capacità di essere donna sensuale senza mai superare nelle parole o nei gesti il pudore. La serata volgeva al termine con la confusione dentro di noi, ognuno pensava di aver fatto colpo sulla signora Susy, tra gli ultimi bicchieri di spumante e scambi di numeri telefonici la padrona di casa ci mise alla porta dandoci un bacio ciascuno con un calore particolarmente sensuale: era troppo tardi per capire che mia nonna intendeva dire esattamente questo, fuoco e paglia se li avvicini sanno cosa fare. Uscimmo da quell’agriturismo frastornati, con la curiosità moltiplicata, ed il pensiero di come avremmo potuto rivedere la fantastica Susy. Ci salutammo senza dirci nulla, ognuno si teneva in segreto i pensieri che quella anomala serata ci aveva regalato, una serata di allegria e benessere, un’ottima cena con un ottima ospite, e soprattutto avere condiviso come band una esperienza nuova, particolare.
Passarono circa sei mesi prima di venire a conoscenza che Susy non era altro che un amica di Samantha che gentilmente si era prestata a tirare su il morale di tutti, in quella sera che ancora oggi segna uno dei cavalli di battaglia dei Controcorrente. Per l’intensità e le risate che ci siamo fatti durante e nei mesi a seguire. Eravamo ritemprati nello spirito, fu un ottima cura. Susy la rivedemmo al concerto di Appignano del Tronto, venne a trovarci ed insieme abbiamo ricordato l’avvenimento.
Il CD “Arrivederci”
Riprendemmo gli strumenti con gran lena, voglia di continuare e di sorridere alla vita ed alla musica. C’era bisogno di qualcosa di stimolante, che ci impegnasse a lasciare certezze, qualcosa che nel tempo avrebbe sancito o coronato quanto di ottimo si era fatto fin lì. Ed arrivò quasi spontanea l’idea di realizzare un CD tutto nostro, con le canzoni più rappresentative da condividere con i nostri simpatizzanti. Qualcosa che lasciasse traccia nel tempo della nostra esistenza, ai posteri, ai nostri figli. Non volevamo un sottoprodotto da combattimento, ma un CD di quelli che si mettono nelle custodie e vengono conservati gelosamente nella propria libreria. Quando iniziammo ad informarci, la prima cosa che ci scoraggiò furono i prezzi di realizzazione: tra la registrazione, la stampa della copertina e retro, la masterizzazione, la SIAE, ed infine la confezione completa di cellophan, una bella spesa!! Ma, la voglia era tanta e il credere di produrre un oggetto importante ha fatto sì che pian pianino tra le entrate dei concerti, e un budget nostro, ce la potevamo fare. Senza dimenticare che alla fine del progetto avremmo potuto coprire le spese con un obolo da parte di chi voleva ascoltare il CD. Bisognava altresì dare un titolo, una traccia che facesse capire le motivazioni di quell’iniziativa, ed arrivò anche questo con intuito ed immediatezza, il CD si doveva intitolare “Arrivederci”. Arrivederci alle prossime puntate, nelle piazze piene di gente, arrivederci a chi aveva creduto in noi e con il loro calore accompagnati in questa bellissima esperienza. Registrammo nel mese di marzo, presso FaremusiKa di Teramo, cogliamo l’occasione per ringraziare Flavio ed i suoi collaboratori per averci dato supporto nelle fasi di registrazione. Poi con il master in mano, siamo andati ad Aquila nell’azienda di un amico, Graziano, proprietario della Icarus, lì abbiamo progettato la masterizzazione, l’immagine da inserire sul CD e la scadenza della consegna. Devo ammettere che la curiosità mi teneva in ansia aspettando la telefonata che ci avvertiva di poterli ritirare. Arrivò quel giorno, e come le più belle cose, come quando si raggiunge una vetta sui monti, ti siedi e respiri profondamente gustando la fine di un progetto andato in porto magnificamente.
2008 l’anno della disfatta
Avevamo oramai acquisito dimestichezza nel rapporto con il pubblico, non più incertezze sul palco, evidente che la preparazione invernale era stata meticolosa. Cogliamo l’occasione anche per ricordare che il Sindaco Fiore Di Giacinto ci ha dato la possibilità di tenere concerti all’interno del Comune di Isola, per diversi anni, questo ci ha permesso di migliorare e portare la musica dentro le piazze che più amiamo.
Ma ahimè, dietro l’angolo si celava un male incurabile che accade spesso agli uomini: l’ipocondria!!
Il vecchio detto “la goccia che fa traboccare il vaso” è la conferma che i nostri avi ci hanno lasciato grandi filosofie di vita, per capire, anzi, per tentare di capire, come gli uomini siano vittime di se stessi e condizionati dalle circostanze più disparate. Il concetto della goccia sembra un processo lento, quasi a dimenticarsi che accade, in realtà goccia continuamente, lenta e silenziosa fino al giorno che capisci che oltre…. trabocca e tutto quello che cadrà andrà in terra, sarà sprecato, inutile. Quel momento lì che vorresti non arrivasse mai, è puntuale a dirti che è finita, come finiscono tante cose, sentimenti, fama, la vita stessa. Però in tutto questo contesto negativo esiste una buona scelta di vita: lasciare prima del disastro. Quello che I Controcorrente con grande dignità hanno fatto, capaci di reagire e di capire, respirando quanto di bello era stato fatto fino a quel momento. La consapevolezza comporta la conoscenza del problema e la conseguente presa di coscienza, quindi, quasi sottovoce con la serenità di portarsi per tutta la vita un bagaglio di emozioni e di esperienze positive, ci siamo “lasciati” come si lascia un’amore, un oggetto caro, come la perdita di qualcosa di importante e per sempre dentro di te. Ho impiegato un po’ di lune prima di abituarmi al pensiero, ma come già detto un’amore non si dimentica mai.
Non c’è rammarico in quanto accaduto, perché alla fine capisci che nel percorso di ognuno di noi esistono tanti risvolti, buoni e non, condividere tutto con altre sei persone non è facile, ecco perché la gioia è nel sapere di avere dato il massimo, di avere scelto la via giusta quando cercavamo di fare un gruppo di amici e non solamente una band. Solo per averci provato ed in parte riusciti compensa il resto, abbiamo assemblato la comunione dei sentimenti musicali con la vita interiore, per fare uscire un prodotto fatto di disponibilità verso il prossimo, verso le persone che hanno respirato il contesto ”controcorrente”.
Corrado e Danilo autore e compositore
Riprendendo il periodo di stanca intorno al gruppo, mi venne un’idea: proposi di iniziare una produzione musicale del tutto nostra. In pratica, si trattava di scrivere dei testi, confrontarci sui contenuti ed in seguito fargli un “vestito di note” e renderla presentabile. Questo poteva essere un modo non solo per uscire dal torpore, ma di entusiasmarci intorno a delle canzoni che uscissero direttamente dalle nostre menti, che fosse un momento di aggregazione e competizione con il futuro. Mi accorsi della bocciatura dal chiaro silenzio che si trascinò la proposta. Non trovai consensi e soprattutto mi deluse il non ritenere di tentare questa nuova strada, creare nuovi percorsi che potessero dare la spinta ideale per continuare. Ne rimasi talmente deluso che per reazione non buttai l’idea nel cestino, ma la tenni dentro l’armadio sperando di poterla tirare fuori in condizioni migliori. La mia esigenza era di continuare un percorso iniziato, e qualche volta penso inarrestabile, tanta è la voglia di vivere la musica e tutti i suoi effetti. Quindi a prescindere di cosa mi accadesse intorno, “tornai” sui miei fogli di carta scritta a penna. In questo caso il verbo “tornare” significa che avevo già un piccolo patrimonio del tutto personale, fatta di piccoli testi e scritti occasionali. Già in età adolescenziale, scrivevo sui miei diari non dei resoconti giornalieri, ma dei pensieri di circostanza, buttati lì senza nessuna pretesa. Quindi la predisposizione alla scrittura non era per me una novità, anzi, nel tornare indietro, nei vari fogli ritrovati, ho preso atto di avere scritto abbastanza, o meglio, quanto basta per ripercorrere una parte della mia giovinezza segnata su quei fogli gelosamente conservati ed ora tornati alla ribalta della mia esistenza.
E’ risaputo che la vita ci propone sempre qualcosa di nuovo, di non calcolato, l’imprevedibilità delle nostre giornate è una componente reale, quindi, in quel particolare contesto mi sono ritrovato a scrivere un testo astratto nei riferimenti, ma reale nella vita quotidiana: la ricerca dell’amore.
In questo modo nasce “Il Bosco”.
Il Bosco (versione integrale)
Una di quelle mattine che ti svegli col pensiero di lei,
una di quelle giornate che descrivere non saprei
l’abitudine dei gesti, la pillola il caffè
è inutile, non riesco a non pensare a te,
devo inventarmi un’alternativa,
qualcosa che produca energia positiva
dove posso guardarmi dentro, nel mio vivere stanco……
Credere o non credere che l’amore esiste per davvero
Sapere che dovunque c’è la tua presenza
Scoprire l’esistenza di un sentimento vero
Avere la certezza di non poterne fare senza,
ecco che corre l’immaginazione
alla ricerca di una sensazione
dove posso guardarmi dentro, nel mio vivere stanco…….
Allora corro, veloce a perdifiato
Sono dentro al bosco un posto incantato
Luogo di fiabe dove l’amore esiste
Lo tocchi lo respiri è un odore che persiste.
Tra aghi di pino e foglie gialle lascio tracce di me
I profumi di un estate lontana, e penso a te,
tutto avrei creduto in vita mia
tranne che l’amore sia una forma di pazzia
come pazzo è il sentimento che ho per te,
……mi guardo dentro e avverto una possibilità,
forse un giorno ti troverò felicità……
Allora corro, veloce a perdifiato
Sono dentro al bosco, un posto incantato
Luogo di fiabe dove l’amore esiste
Lo tocchi lo respiri è un odore che persis
Questa canzone rappresenta il caposaldo di un percorso nuovo, fatto di nuove emozioni perché raccontate in prima persona, e nuovi modi di vedere il proprio pensiero tradotto in musica all’interno di note ed arrangiamenti che hanno fatto di questa canzone un prodotto di qualità da chi lo ha ascoltato, una canzone diversa dagli stereotipi degli ultimi decenni.
Come “Controcorrente” l’abbiamo eseguita nelle piazze che abbiamo frequentato con i concerti, quindi abbiamo assaporato il gusto di condividere con il pubblico una nostra creazione, bisogna dire con ottimi risultati, dal momento che il pubblico “attento” ci ha esortato ad andare avanti nella produzione riconoscendo ne “Il Bosco” una bella canzone.
Ma la parola fine ormai era stata scritta dentro i nostri cuori, quindi sembrava che il destino non desse più la possibilità di continuare questo nuovo percorso. Rimasi incerto e speranzoso che qualcosa potesse accadere, non sapevo cosa, ma il pensiero di “morire” appena “nati” mi lasciava di cattivo umore, e non poco. Come succede spesso, se non hai spirito di iniziativa rimani fermo, per questo, insieme a Danilo autore della musica della nostra canzone, decidemmo di incidere il pezzo per non farlo andare perduto.
Sorpresa!! All’insaputa del resto della band avevo nel frattempo scritto ancora, un testo di fantasia in positivo, dettato sempre dalle emozioni che in quel momento mi assalivano e, con naturalezza, ho messo giù il testo di “Pensieri Complessi”. Sempre con la musica di Danilo le canzoni erano diventate due, quindi messo in cantiere di registrare la prima canzone era sintomatico pensare di registrare anche la seconda. Così decidemmo. Era l’alba di un cambiamento radicale, un percorso nuovo che ci ha portati ad una dimensione musicale diversa, con nuovi modi di impostare un programma, con nuove mete da raggiungere, con la voglia di continuare sempre e comunque.
“Pensieri Complessi” viene dal desiderio innato di fantastiche emozioni, stati d’animo molto forti che si possono leggere ed interpretare in circostanze particolari. Intravedere nei comportamenti naturali, giornalieri, significati diversi da quelli usuali, come a significare che il linguaggio del mondo è semplice nel momento in cui si riesce a guardare tra le righe il desiderio degli uomini e delle loro performance per raggiungerli. Rimane sempre la fantasia e la speranza la chiave di lettura, rimane sempre il concetto di guardare al di là del proprio naso e non fermarsi sulla punta. Come per “il Bosco” l’amore e la passione sono elementi di cui l’uomo ha bisogno, per questo ne è alla continua ricerca, linfa vitale per se stessi e non solo, perchè la condivisione dei corpi e delle menti gratificano il genere umano facendo respirare l’aria, qui subentra la socializzazione o il dividere con qualcuno, possibilmente caro, quelli che sono gli attimi indimenticabili della nostra vita.
Pensieri Complessi
E’ nei gesti negli occhi,
nel muoversi delle mani,
ritmico stanco,
nel pane affettato da secoli,
negli sguardi compiuti, scoperti,
nel gioco delle labbra dei denti,
è dentro l’allegria delle canzoni.
Nello sguardo triste di un bambino,
il non sapere cosa dirti,
e dirti tutto quello che ho,
sapendo che possiedi tutto.
Gli anni ancora gli anni,
il tempo che abitua ed addolcisce i ricordi,
rinsavisce, sconfigge, si ferma e ci guarda
dall’alto della sua celebrità.
E’ il NO che eccheggia nelle valli della luna
Nei campi arati nelle nostre urla
Nel vino profumato d’inverno
Compra i miei fiammiferi
E fanne mazzi di ginestre.
Ti aspetterò dietro ogni angolo
Con le mani ferite dalla pioggia,
stringendo una passione,
la sensazione di volere la vita
e la vita di volare con le nostre idee.
La decisione di incidere queste due canzoni fu unanime, in considerazione del fatto che personalmente avrei voluto depositare i testi e le musiche alla SIAE (l’ente che si occupa dei diritti di autore) lasciando con certezza traccia di quanto fatto fino a quel momento. Come per il CD “Arrivederci” si pose un problema non solo tecnico ma logistico….chi interpreterà le canzoni? Avevamo bisogno di musicisti che partecipassero alla produzione possibilmente qualcuno che prendesse a cuore la situazione, per capirci, che sposasse il progetto senza essere particolarmente esosi per la partecipazione. Tornare indietro ai “controcorrente” fu un ipotesi scartata subito, significava andare contro la natura che aveva già sancito la fine, quindi si dovevano coinvolgere altre persone che sposassero questa causa con lo stesso entusiasmo. Alla fine, sempre con quel tocco di fortuna che non dispiace mai, conoscemmo delle persone interessate ad incidere il CD, musicisti che provenivano da esperienze diverse ma stimolate alla produzione di questa mini-opera.
La nuova Band denominata per l’occasione “I Cassiopea”, era composta oltre da Corrado e Danilo, da Sergio Fabri sax soprano e tenore, Massimo Cargini al basso elettrico, Stefania D’Ascenzo al violoncello, Valentina Di Sabatino al canto, ed alla fine ma non per cronologia, ci ritrovammo il mitico Alfredo Mascitti alla batteria e non poteva mancare la persona che più di tutti meritasse di continuare, Luigi Librone alle tastiere. Questi sono I Cassiopea. Ma nel nostro racconto non è importante approfondire, dal momento che il percorso iniziato esula completamente dal passato felice e tormentato dei Controcorrente.
Mi fermo qui, questo testo non ha pretese di nessun tipo, bensì ha il compito di lasciare traccia nella storia del nostro territorio di una band denominata “I Controcorrente” che dal 2000 al 2008 ha allietato se stessi e la gente che ha avuto la possibilità di ascoltare i loro concerti. Mi auguro che ci sia condivisione su quanto scritto, anche perché non credo esista la possibilità di una discussione in merito. Chiaramente sono state tralasciate chissà quanti aneddoti, chissà quante circostanze, ma come tutte le cose belle un libro non è mai sufficiente per raccontare tutta la storia. Io ho voluto solo lasciare ai miei compagni di viaggio questo testo, per non dimenticare e per ricordare con affetto gli anni vissuti insieme, grazie a tutti, Luigi, Mario, Francesco, Danilo, Alfredo, Angela.
Un ringraziamento particolare:
alle nostre mogli per l’abbandono del tetto coniugale,Martina, Monica, Dina, Barbara, Nadia. Leandro Tonino Mirandi, Vincenzo Colatriani, Leonardo Scatena, Bruno Tatulli, Antonio D’Innocenzo, Enzo Di Pietro per averci invitato al “Rock no Ware”, l’Associazione “Tarùss” di San Pietro, la Pro-Loco di Trignano, Samantha Di Camillo, Gianni De Felice, Don Adriano, Fiore Di Giacinto, ristorante “La Fornace”, il grande Mario Toparelli, Daniele Tatulli, Luciano Bonfini, Gianluca Di Carlo, Gino Consorti, Florideo D’Ignazio.
Conclusioni:
Ritengo un evento fortunato quello di poter comunicare, a più persone, le idee ed i concetti che albergano nella mia mente. Un concerto è esattamente la stessa cosa, ti trovi in un ruolo di primo piano ed hai la possibilità di comunicare….certo, non sempre si è corrisposti, ma per quanto riguarda “i Controcorrente” abbiamo avuto un crescendo continuo di simpatie ed affermazioni. Si tratta sempre di circostanze inerenti al nostro territorio, nessuno ha mai peccato di presunzione ad ambire alla conoscenza nazionale, anche se dobbiamo ammetterlo, nel panorama musicale odierno gira tanta immondizia e plagio da far paura. Il mercato discografico e gli interessi che ci sono intorno attualmente dimostrano un netto calo di qualità, sia musicale che di parole. Ma la realtà è un’altra! Nelle mie conoscenze ed informazioni, internet e viaggi fatti in Italia, ho conosciuto musicisti eccezionali.
Non solo virtuosi del proprio strumento, ma innovativi per quanto riguarda la musica in senso stretto, come interpretazione ed allargamento del pentagramma. Tempi questi, dove non sorgerà più il cantautore con dentro alti significati della vita e delle cose, senza fare nomi sarebbe ridicolo, insomma per lasciarsi andare alle note ed ai testi di una canzone bisogna tornare indietro. Ci sono canzoni passate alla storia ed indelebili nel tempo perché hanno significato molto per le generazioni che hanno ascoltato, ballato, cantato nelle feste e nelle spiagge, semplicemente con una chitarra in mano. Quindi la fine migliore di questo testo è citare una frase di una canzone di Fabrizio De Andrè su “Amico Fragile”:
“………è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra……..”


